Quote

  • Parìs. No sé. Me gusta porque vivo la presencia de otros, Habito con y en el recuerdo de otros a los que quise, a los que quiero [Luis Sepùlveda]
  • Computer games don’t affect kids; I mean if Pac-Man affected us as kids, we’d all be running around in darkened rooms, munching magic pills and listening to repetitive music [K.Wilson, Nintendo Inc.]
  • Niente che valga la pena di conoscere può essere compreso dalla mente [Woody Allen]
  • Like a bird on the wire / Like a drunk in a midnight choir / I have tried in my way to be free [Leonard Cohen]
  • L'arte non è uno specchio su cui riflettere il mondo, ma un martello con cui scolpirlo [Vladimir Majakovskij]
  • E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione [Orange Mécanique]
  • Il poeta cerca solo di mettere la testa in cielo. E' il logico che cerca di metter il cielo dentro la propria testa. Ed è la sua testa che si spacca [Gilbert Chesterton]

lundi 13 juillet 2009

Mon Cinema



Il cinema è un'arte composita, multiforme. Per usare un termine ingegneristico si potrebbe meglio dire multidisciplinare. Sono infatti numerose le arti che compongono ogni singola scena: la composizione in senso pittorico, la fotografia, l'interpretazione, il montaggio, la regia, il suono, la musica, i dialoghi e via di scorrendo. E' evidente che tale intreccio, spesso inscomponibile, rende difficile e soprattutto soggettiva qualsiasi interpretazione del cinema come arte. Benché la critica cinematografica tenda a dare una definizione di cinema d'autore (spesso incoerente con definizioni date in precedenza), sembra chiaro che l'interpretazione di una pellicola è un'esperienza del tutto personale. Esemplificando notevolmente, e me ne prendo tutte le responsabilità, credo sia possibile distinguere grosso modo tre macrocategorie in cui suddividere le componenti del cinema: linguaggio del racconto, linguaggio dell'immagine, linguaggio del suono.

Il linguaggio del racconto sottintende sceneggiatura, dialoghi, interpretazione degli attori, la storia di riferimento rispetto alla quale la sceneggiatura è stata costruita. Il linguaggio dell'immagine si riferisce invece alla fotografia, la regia, il montaggio, in sostanza l'immagini nel suo essere singolo fotogramma e nell'immagine come relazione continua nel tempo. Il linguaggio del suono è inteso invece come l'insieme degli elementi interni ed esterni che caratterizzano la pellicola in termini di descrizione sonora: musica, rumori e ovviamente, per contrapposizione, silenzi.

Nessuno di queste macrocategorie è indipendente, però è evidente che i linguaggi dell'immagine e del suono sono associati in modo più concreto ad una sfera sensoriale. Ma soprattutto questi linguaggi sono caratterizzati da un'interpretazione molto più soggettiva di quanto non sia quella relativa al linguaggio del racconto. Se il linguaggio è codificato ed una parola associa un numero limitato di significati, un immagine o un suono ha nell'immaginario di ciascuno un significato potenzialmente diverso, dunque nel complesso illimitato. Si prenda l'esempio dell'ascolto di una canzone, come questa susciti ricordi ed emozioni del tutto soggettive e legate fortemente alla storia personale di ciascun ascoltatore. [Non è la giusta sede, ma è interessante rendersi conto che il numero limitato di significati associati al linguaggio è potenzialmente illimitato se si esclude il vincolo di una (sola) lingua, mi riprometto di scrivere qualcosa su questo].

Ogni film è caratterizzato in modo più o meno forte da tutte queste categorie secondo specifiche scelte dell'autore. Questa premessa, pur didattica, è necessaria per spiegare questo: l'interpretazione di un film è fortemente soggetta ad una preferenza più o meno marcata per uno di questi linguaggi. E ovviamente nel dettaglio per ciascuna delle sue componenti.



Il mio modo di fare prettamente istintivo, per quanto non lo credessi, mi ha sempre indotto a fare delle scelte, nei libri, come nei film, ma più in generale nella vita, la cui motivazione è inconscia, non appare in superficie. In poche parole, spesso non saprei dire perché ho preso una determinata o ad ogni modo rifuggo le spiegazioni più banali. Mi appassiono allora a cercare di ricostruire (o supporre, inventare chissà), scrivendo, quali possano esser state le motivazioni di queste scelte. Partire dal cinema più che dalle scelte di vita, è senz'altro più conveniente, benché mi converrebbe riflettere su molte altre cose, soprattutto in questo momento.

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