
Il cinema è un'arte composita, multiforme. Per usare un termine ingegneristico si potrebbe meglio dire multidisciplinare. Sono infatti numerose le arti che compongono ogni singola scena: la composizione in senso pittorico, la fotografia, l'interpretazione, il montaggio, la regia, il suono, la musica, i dialoghi e via di scorrendo. E' evidente che tale intreccio, spesso inscomponibile, rende difficile e soprattutto soggettiva qualsiasi interpretazione del cinema come arte. Benché la critica cinematografica tenda a dare una definizione di cinema d'autore (spesso incoerente con definizioni date in precedenza), sembra chiaro che l'interpretazione di una pellicola è un'esperienza del tutto personale. Esemplificando notevolmente, e me ne prendo tutte le responsabilità, credo sia possibile distinguere grosso modo tre macrocategorie in cui suddividere le componenti del cinema: linguaggio del racconto, linguaggio dell'immagine, linguaggio del suono.
Il linguaggio del racconto sottintende sceneggiatura, dialoghi, interpretazione degli attori, la storia di riferimento rispetto alla quale la sceneggiatura è stata costruita. Il linguaggio dell'immagine si riferisce invece alla fotografia, la regia, il montaggio, in sostanza l'immagini nel suo essere singolo fotogramma e nell'immagine come relazione continua nel tempo. Il linguaggio del suono è inteso invece come l'insieme degli elementi interni ed esterni che caratterizzano la pellicola in termini di descrizione sonora: musica, rumori e ovviamente, per contrapposizione, silenzi.
Nessuno di queste macrocategorie è indipendente, però è evidente che i linguaggi dell'immagine e del suono sono associati in modo più concreto ad una sfera sensoriale. Ma soprattutto questi linguaggi sono caratterizzati da un'interpretazione molto più soggettiva di quanto non sia quella relativa al linguaggio del racconto. Se il linguaggio è codificato ed una parola associa un numero limitato di significati, un immagine o un suono ha nell'immaginario di ciascuno un significato potenzialmente diverso, dunque nel complesso illimitato. Si prenda l'esempio dell'ascolto di una canzone, come questa susciti ricordi ed emozioni del tutto soggettive e legate fortemente alla storia personale di ciascun ascoltatore. [Non è la giusta sede, ma è interessante rendersi conto che il numero limitato di significati associati al linguaggio è potenzialmente illimitato se si esclude il vincolo di una (sola) lingua, mi riprometto di scrivere qualcosa su questo].
Ogni film è caratterizzato in modo più o meno forte da tutte queste categorie secondo specifiche scelte dell'autore. Questa premessa, pur didattica, è necessaria per spiegare questo: l'interpretazione di un film è fortemente soggetta ad una preferenza più o meno marcata per uno di questi linguaggi. E ovviamente nel dettaglio per ciascuna delle sue componenti.
Il mio modo di fare prettamente istintivo, per quanto non lo credessi, mi ha sempre indotto a fare delle scelte, nei libri, come nei film, ma più in generale nella vita, la cui motivazione è inconscia, non appare in superficie. In poche parole, spesso non saprei dire perché ho preso una determinata o ad ogni modo rifuggo le spiegazioni più banali. Mi appassiono allora a cercare di ricostruire (o supporre, inventare chissà), scrivendo, quali possano esser state le motivazioni di queste scelte. Partire dal cinema più che dalle scelte di vita, è senz'altro più conveniente, benché mi converrebbe riflettere su molte altre cose, soprattutto in questo momento.
Quote
- Parìs. No sé. Me gusta porque vivo la presencia de otros, Habito con y en el recuerdo de otros a los que quise, a los que quiero [Luis Sepùlveda]
- Computer games don’t affect kids; I mean if Pac-Man affected us as kids, we’d all be running around in darkened rooms, munching magic pills and listening to repetitive music [K.Wilson, Nintendo Inc.]
- Niente che valga la pena di conoscere può essere compreso dalla mente [Woody Allen]
- Like a bird on the wire / Like a drunk in a midnight choir / I have tried in my way to be free [Leonard Cohen]
- L'arte non è uno specchio su cui riflettere il mondo, ma un martello con cui scolpirlo [Vladimir Majakovskij]
- E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione [Orange Mécanique]
- Il poeta cerca solo di mettere la testa in cielo. E' il logico che cerca di metter il cielo dentro la propria testa. Ed è la sua testa che si spacca [Gilbert Chesterton]
lundi 13 juillet 2009
Mon Cinema
vendredi 15 mai 2009
Sogno no.1 - Risveglio al 15 Maggio 2009

Il sogno è breve, i ricordi già offuscati. Non sono riuscito a mantenerlo vivido nella testa. Peccato c'era così tanto da apprendere questo lo ricordo benissimo. Un libro rosso sì, come quello di Stirner che ho nella libreria, stessa copertina. Non so cosa, ma dei fatti stavano succedendo o erano in procinto di succedere, qlcsa che avevo voglia succedesse, qlcsa che non ricordo nella sua forma ma solo nel suo sentimento. Era un qualcosa che volevo accadesse, e m'impegnavo perchè fosse così. Cos'era quello che desideravo tanto che succedesse? M'industriavo per scoprirlo tanto ero conscio del sentimento che avrebbe generato in me e che sì, in qualche modo gia mi si spandeva dentro. Fu allora che di fronte ad un banco per acquistare libri, un banco come quello della Feltrinelli di Piazza Esedra e un po' come quella Libreria Italiana dove papà aveva gli sconti sui libri, lì domandai di quei fatti, senza dire una parola, chiedendo dove accadessero o come potessi fare per viverli dal di dentro. Feci questo sì, pur non sapendoli descrivere. E fu lì che il commesso mi porse il libro rosso, quello degli Adelphi, bello grande, proprio come quello di Stirner. Per un attimo mi dissi “Ma è solo un libro”. Ma ci volle poco perchè pensai di nuovo: “Voglio che accada, io posso farlo accadere, non c'è nulla di strano che tutto questo sia in un libro”. Forse è per la grandezza di ciò che sarebbe accaduto o per la necessita di dare una forma reale a quello che è stato solo un susseguirsi di sentimenti e qualche immagine, forse proprio per questo sono tornato al mondo reale e mi sono svegliato. E mi sono detto, questo sogno me lo devo ricordare.
Per la cronaca il libro è un libro che ho sullo scaffale e non ho mai letto, un libro di filosofia anarchico-individualista: L'unico e le sue proprietà, di Max Stirner.
jeudi 7 mai 2009
Brothers

Torno a scrivere su questo blog. Dopo tantissimo tempo. Torno a farlo in italiano, per esprimermi al meglio che posso. Salvo due enigmatici post dove non ho fatto altro che copiare ed incollare dei testi a cui sono molto affezionato, è da ben 6 mesi se non mi sbaglio che non metto qualcosa di veramente mio in questo blog, essendomi perso a scrivere che qualche nota di Facebook indirizzata a non ricordo nemmeno quali persone.
22 anni. Momento di scelte. L'avventura universitaria è ormai all'apice, nonostante il percorso sconnesso e travagliato. E' stata dura ma, sì, ce l'ho (quasi) fatta. Cosa mi aspetta nel futuro? O forse è meglio domandarsi, cosa mi aspetto dal futuro? Le domande sono decisamente diverse: la prima è pragmatica, vive nella realtà; la seconda è idealizzata, vive nel sogno. Non nascondo che in questi ultimi tempi, caotici, complicati, difficili il realismo l'ha fatta da padrone. Mi sono ritrovato in un flusso che ho seguito ponendomi poche questioni, pochi dubbi, mi sono lasciato trasportare. Non rimpiango nulla. Ma dove son finiti ora i sogni che avevo? Come posso recuperarli? E' di loro che ho bisogno per sapere cosa mi aspetto dal futuro. Per sapere dove voglio arrivare.
Sono qua dentro di me, ne son certo, non sono fuggiti, ma davvero, come recuperarli? La verità è che non posso farcela da solo ma che non posso nemmeno delegare la ricerca agli altri. Tantomeno a persone che seppure mi comprendono, non mi conoscono. Non hanno alcuna idea della mia storia, della mia vita vissuta. Chi, è capace di comprendermi è allo stesso tempo essere a conoscenza della mia vita vissuta? Credo che vi sono cose che solo io sono capace di comprendere, nessun altro. Devo fare i conti con il mio vissuto passato, non posso davvero continuare a pensare che sono nato e vissuto questi soli due anni. Occorre tornare indietro, almeno con la testa. E da lì ripartire. Si comincia da domani: Simone, mio fratello, Bruxelles. Non da solo quindi, ma con qualcosa che fa più parte di me stesso di tutto quello ho vissuto qui a Paris in due anni.
samedi 17 janvier 2009
La mia strada

strada acciottolata fredda distante freschi venti del sud tanto tempo fa un ragazzo accanto al torrente a piedi nudi piegato sulla palizzata seguiva un volo di oche selvatiche nel cielo violetto della sera poi fu sopra il torrente sopra la strada e le case guardava in giù le rotaie della ferrovia senza paura di cadere. Quando tornò a casa lo raccontò al padre nella stanza in soffitta che il padre usava come studio.
"Padre so volare".
William S. Burroughs da "La macchina morbida"

